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Brexit: check list degli adempimenti per le imprese europee che operano nel Regno Unito

28 Mar 2019

Come devono prepararsi le imprese alla Brexit in caso di mancato accordo? Sarà necessario completare una serie di azioni, di carattere amministrativo, al fine di evitare ripercussioni e ritardi nelle transazioni commerciali che potrebbero comportare maggiori costi. Nello specifico, è opportuno controllare se la propria impresa effettui scambi commerciali con il Regno Unito o trasferisca merci attraverso il suo territorio. In caso affermativo, se non è stato ancora fatto, occorrerà effettuare una registrazione presso le autorità doganali nazionali per commerciare con Paesi extra-UE. Inoltre, occorre provvedere ad un check-in interno per verificare che si disponga di personale formato in materia doganale e adeguati sistemi informatici.

I tecnici dell’Unione, in vista della data della Brexit, hanno elaborato delle indicazioni al fine di favorire un addio morbido per le imprese e gli operatori economici a vario titolo interessati.

In sostanza, in assenza di un accordo di recesso, che istituirebbe un periodo di transizione fino alla fine del 2020, con la possibilità di una proroga prevista dall’accordo stesso, a partire dal 30 marzo 2019 il Regno Unito sarà trattato a fini doganali come un Paese extra-UE a tutti gli effetti.

Effetto domino Brexit-attività commerciali delle aziende

La Brexit avrà certamente ripercussioni sostanziali su di una determinata impresa X se questa vende beni o fornisce servizi al Regno Unito o acquista beni o riceve servizi dal Regno Unito, oppure, movimenta merci attraverso il Regno Unito.

A ciò va aggiunto un secondo effetto, tempistico, ovvero, la Brexit potrebbe comunque avere ripercussioni accessorie sull’impresa X qualora senza un periodo transitorio, come previsto dall’accordo di recesso, o in mancanza di un accordo definitivo, dal 30 marzo 2019 le relazioni commerciali con il Regno Unito fossero disciplinate dalle norme generali dell’OMC, senza l’applicazione di preferenze.

Ciò presupporrebbe, in particolare, che:

– si applicherebbero le formalità doganali, quindi dovranno essere presentate dichiarazioni e le autorità doganali potranno esigere garanzie per i debiti doganali potenziali o esistenti; i dazi doganali si applicherebbero alle merci che entrano nell’UE dal Regno Unito, senza preferenze;

– ad alcune merci che entrano nell’UE dal Regno Unito potrebbero applicarsi anche divieti o restrizioni, il che significa che possono essere richieste licenze di importazione o di esportazione;

– le licenze di importazione e di esportazione rilasciate dal Regno Unito non sarebbero più valide nell’UE (UE27);

– le autorizzazioni per le semplificazioni doganali o le procedure come il deposito doganale, rilasciate dal Regno Unito non sarebbero più valide nell’UE (UE27);

– le autorizzazioni che conferiscono lo status di operatore economico autorizzato rilasciate dal Regno Unito anch’esse perderebbero di valore nell’UE (UE27);

– gli Stati membri applicheranno l’IVA all’importazione di merci che entrano nell’UE dal Regno

Unito, mentre le esportazioni verso il Regno Unito risulterebbero esenti dall’IVA;

– le norme per la dichiarazione e il pagamento dell’IVA (per le prestazioni di servizi quali quelli prestati tramite mezzi elettronici) e per i rimborsi IVA transfrontalieri anch’esse fatalmente cambierebbero.

E ancora, i movimenti di merci verso il Regno Unito richiederanno una dichiarazione di esportazione, mentre il movimento di merci sottoposte ad accisa verso il Regno Unito potrebbero anche richiedere un documento amministrativo elettronico (eAD).

Per ultimo, le merci sottoposte ad accisa in movimento dal Regno Unito verso l’UE (UE27) dovranno essere sdoganate prima di poter iniziare un movimento nell’ambito del sistema di informatizzazione dei movimenti e dei controlli dei prodotti soggetti ad accisa.

Cosa fare?

Alla luce dei cambiamenti elencati, tutte le imprese interessate devono prepararsi, prendere le decisioni necessarie e completare tutte le azioni amministrative ora “obbligate” prima del 30 marzo 2019, in anticipo, al fine di evitare perturbazioni e ritardi che potrebbero comportare costi e perdite significative.

Elenco di controllo per i commercianti 

Gli attori che gestiscono scambi di beni e servizi è bene che controllino se la loro impresa effettui scambi commerciali con il Regno Unito o trasferisca merci attraverso il Regno Unito. In caso affermativo: se non è stato ancora fatto, l’impresa X è bene che si registri presso le autorità doganali nazionali per commerciare con Paesi extra-UE; inoltre, è anche necessario provvedere ad un check-in interno per verificare che l’impresa X disponga o meno degli elementi necessari:

  1. capacità umana (personale formato in materia doganale);
  2. capacità tecnica (sistemi informatici e di altro tipo); e
  3. autorizzazioni doganali, ad esempio per le procedure speciali (magazzinaggio, trattamento, o per merci soggette alla norma dell’”uso specifico”).

Assistenza step by step con le controparti nazionali

La stessa azienda dovrebbe anche rivolgersi e contattare le rispettive autorità doganali nazionali per verificare l’esistenza, la disponibilità o meno di semplificazioni e agevolazioni, come:

– semplificazioni per sottoporre merci a una procedura doganale;

– garanzie globali con importi ridotti o esenzioni;

– semplificazioni per le procedure di transito;

– ad ogni modo, per informazioni tecniche più dettagliate è possibile consultare la pagina web della Commissione europea che contiene “avvisi sui preparativi” su un’ampia gamma di argomenti, tra cui dogane e imposte;

– per ottenere informazioni ulteriori e assistenza, è utile contattare le rispettive autorità nazionali, la Camera di commercio e dell’industria del Paese dove opera l’azienda o l’associazione di settore;

– e ancora, è utile valutare la possibilità di richiedere la qualifica di operatore economico autorizzato (AEO) all’autorità doganale nazionale;

– al contempo, altrettanto d’ausilio è dialogare con i rispettivi partner commerciali (fornitori, intermediari, vettori, ecc.) dato che la Brexit potrebbe avere un impatto anche sulla tua catena di approvvigionamento.

– se l’impresa è registrata per il mini sportello unico per l’IVA nel Regno Unito, in tal caso è necessario registrarsi in uno Stato membro dell’UE27;

– qualora la società interessata avesse già versato l’IVA nel Regno Unito nel 2018, allora sarebbe bene presentare le domande di rimborso dell’IVA con sufficiente anticipo rispetto al 29 marzo 2019 affinché siano trattate prima di tale data.