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Adempimenti, Novità

Green Pass nei luoghi di lavoro

08 Ott 2021

Il nuovo decreto-legge n. 127 2021, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 226 del 21.9.2021, prevede l’obbligo del Green  Pass  (o certificazione  verde  COVID) in tutti i luoghi di lavoro dal 15 ottobre prossimo e fino al 31 dicembre 2021 (termine di cessazione dello stato di emergenza.

 

Tale obbligo interessa:

 

– tutti i lavoratori della pubblica amministrazione;

– tutti i lavoratori del settore privato;

– i soggetti che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa o di formazione o di volontariato nei luoghi di lavoro afferenti al settore privato, anche sulla base di contratti esterni, ivi compresi i lavoratori autonomi ed i collaboratori non dipendenti.

 

Sono esclusi solo i soggetti esenti dalla campagna vaccinale sulla base di idonea certificazione medica.

 

La nuova norma si aggiunge ad altre disposizioni cui sono soggetti, ad esempio, i lavoratori e i datori di lavoro di istituzioni scolastiche, educative, di formazione, universitarie, strutture residenziali, sociosanitarie, socioassistenziali, dipendenti privati che esercitano le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario di cui all’art. 1, co. 2 della legge 1° febbraio 2006, n. 43, che  svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio- assistenziali, farmacie, nelle parafarmacie  e negli studi professionali.

Il decreto prevede che sia i lavoratori pubblici che del settore privato, che non  possono accedere al posto di lavoro per mancanza del certificato verde risulteranno assenti ingiustificati, senza conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del rapporto di lavoro.

 

I datori di lavoro dunque, entro il 15 ottobre 2021 dovranno:

 

  1. organizzare un piano di controlli
  2. nominare gli incaricati delle verifiche
  3. fornire le adeguate istruzioni in materia
  4. definire le modalità per riportare al Prefetto le violazioni per l’irrogazione delle sanzioni.

 

Le sanzioni amministrative saranno irrogate dai Prefetti, su segnalazione dei datori di lavoro, del personale dell’ispettorato, dell’azienda sanitaria locale e o delle  forze di polizia e son le seguenti:

 

  • ai lavoratori per l’accesso senza green pass, da 600 a 1500 euro,
  • per i datori di lavoro che non procedano ai controlli, da 400 a 1000

 

Le stesse potranno essere raddoppiate in caso di reiterazione della violazione.

 

Il piano organizzativo che i datori di lavoro dovranno definire entro la scadenza, dovrà prevedere:

 

  • La definizione, mediante incarico scritto, dei soggetti incaricati al controllo dei green pass o delle certificazioni di esenzione;
  • Le istruzioni specifiche per i controlli e la tempistica prevista, da comunicare anche ai lavoratori in modo che possano assumersi la responsabilità sull’obbligo con cognizione di causa;
  • Le modalità di raccolta delle eventuali violazioni, da trasmettere al Prefetto per le sanzione.

 

Per la verifica della certificazione i datori di lavoro possono utilizzare la App “VerificaC19”.

 

Per i lavoratori che accedono ugualmente, per elusione o per mancanza dei controlli, la violazione comporterà sia la sanzione amministrativa sia eventuali sanzioni disciplinari.

 

Un caso a parte riguarda la sospensione dei lavoratori per le aziende di dimensioni inferiori, che hanno fino a 15 dipendenti.

In particolare, in tali ipotesi, a fronte della mancata presentazione del green pass da parte di un dipendente oltre i 5 giorni,  è consentito al datore di lavoro di sospendere il dipendente non in regola e di assumere un altro lavoratore in sostituzione per un massimo di 10 giorni, rinnovabili una sola volta.

 

L’Individuazione del luogo di lavoro ovvero del perimetro aziendale è una valutazione legata all’organizzazione di ciascuna azienda, in quanto la norma non fa alcun riferimento ai luoghi al chiuso.

 

Come noto, il Green Pass viene rilasciato dal Ministero della Salute per tre motivazioni:

 

  • avvenuta vaccinazione
  • guarigione dalla malattia COVID
  • effettuazione di tampone con esito negativo

 

Il Green Pass rilasciato a seguito di test con esito negativo ha validità 48 ore.

 

Il costo del tampone è a carico del lavoratore in quanto requisito di legge per l’accesso al lavoro.

Le attività di verifica del green pass devono limitarsi al controllo dell’autenticità, validità e integrità della certificazione e sono vietate:

 

  • la raccolta dei dati dell’intestatario e la data di scadenza del Green Pass
  • la conoscenza dei presupposti che hanno determinato il rilascio della certificazione (vaccino, guarigione dal COVID-19 o tampone),
  • la richiesta e la conservazione di copia delle stesse.

 

Il decreto 127/2021 nulla dice in merito alla verifica dell’identità del soggetto che presenta la certificazione attraverso il documento di identità.

Una nota di Confindustria afferma che il datore di lavoro   può essere autorizzato a richiedere il documento di identità del soggetto da controllare per esigenze di sicurezza aziendale.

 

Resta comunque non agevole definire la modalità per documentare le violazioni verificate dagli incaricati, per la segnalazione al prefetto, che rispettino contemporaneamente le raccomandazioni del Garante per la privacy sul divieto di raccogliere i dati sulle certificazioni dei dipendenti.